domenica 18 settembre 2011

Alice: Madness Returns


Se credete che Tim Burton abbia una visione distorta del Mondo delle Meraviglie creato da Carroll, evidentemente, non conoscete American McGee che nel 2000 realizzò il suo primo visionario gioco basato su Alice. Nel odierno seguito fa il suo ritorno un mondo in cui nulla a più senso e tutto può accadere e se è qualcosa di macabro, meglio ancora.

"Meglio dimenticare Alice."
La storia gira attorno ad Alice ormai grande che prova ogni mezzo per rinsavire dalla pazzia da cui è affetta da tempo, causata per lo più dall’incendio della sua casa in cui morirono i genitori e la sorella. Dopo numerosi tentativi, in suo soccorso viene il dottor Bamby che le propone il metodo grazie al quale sarà in grado di dimenticare; tutto questo la porta a fare continui salti tra il devastato e ormai in rovina mondo delle meraviglie e il non poi tanto più salubre mondo reale. Le situazioni in cui sarà coinvolta la protagonista sono via via sempre più malate e impensabili, capaci di portare alla pazzia anche chi sta giocando dato il forte impatto.

"è da pazzi sperare in allucinazioni migliori?”
Se dal punto di vista artistico l’opera di American McGee è intoccabile, anche il gameplay fa il suo sporco lavoro. Strutturato come un action in terza persona con alcune sezioni di platforming, Alice: Madness Returns sa dare il meglio di se anche grazie a una configurazione impeccabile dei tasti sul pad: nelle parti in cui dovremo passare da una piattaforma e l’altra ci verrà in aiuto la capacità di Alice di compiere un triplo salto in aria con tanto di possibilità di planare in discesa: tali meccaniche fanno sì che anche dove ci siano problemi di posizionamento delle piattaforme da parte degli sviluppatori sia comunque facile proseguire. Nelle fasi di combattimento invece potremo usufruire di un lock-on che abbinato al bizzarro arsenale a disposizione ci consentirà di sbaragliare in nemici senza troppe difficoltà. Bisogna però sottolineare che tali nemici sono sì sempre diversi a seconda del livello ma bene o male si comportano sempre nella stessa maniera e, di conseguenza, hanno sempre lo stesso metodo per essere abbattuti: una varietà non solo estetica avrebbe giovato.

Il paese delle meraviglie ma non troppo.
Benché utilizzi l’ormai onnipresente Unreal Engine Alice: Madness Returns non spicca di certo per il suo lato tecnico che si rivela arretrato sotto molti aspetti nei confronti di produzioni simili. Nonostante ciò i problemi peggiori risiedono nella presenza di un’infinità di muri invisibili e una generale mancanza di rifiniture che se abbinati a un ripetersi esagerato di nemici e situazioni e a sezioni di metà livello composte di minigiochi in 2d e semplici puzzle entrambi di qualità pessima fa sì che l’idea generale sia quella che gli sviluppatori abbiano voluto lasciare nel limbo della mediocrità un’opera che avrebbe potuto aspirare a molto di più. Nella decina di ore che può durare il titolo, sarà facile farsi prendere dalla noia ma se siete amanti dei collezionabili, avete pane per i vostri denti poiché la raccolta dei tanti Ricordi porterà ad una conoscenza più approfondita delle vicende; se ciò non vi basta potete anche rigiocare con armi e vestiti diversi che fungono da modificatore.

Commento Finale
Alice: Madness Returns sviluppato da Spicy Horse seguito di American McGee’s Alice (presente nella scatola) è un prodotto molto particolare, che si fregia di un comparto artistico fuori dal comune per pazzia ed estro, con tanto di gameplay di buona fattura sporcato però da una ripetitività e una mancanza generale di rifiniture. Se vi piaciono degli action truculenti e amate il mondo ideato da Carroll è il prodotto che fa per voi, per il resto del pubblico il fattore noia potrebbe inficiare facilmente l’esperienza.

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